• In filosofia genericamente per spirito s'intende un «sinonimo di vita, forza vitale distinta dalla materia e che tuttavia interagisce con essa»
  •  una «forma dell'essere radicalmente diversa dalla materia», o anche una totalità assoluta che comprende ogni tipo di manifestazione della realtà.

Nel significato più antico lo spirito (πνεῦμα - pneuma) si presentava come qualcosa che vitalizza il corpo, «il soffio vitale come sottile principio materiale di vita» analogamente al significato di anima indipendentemente da un contesto religioso o metafisico.

Religione :  ARTE SACRA

La religione è un costrutto sociale formato da quell'insieme di credenze, vissuti, riti che coinvolgono l'essere umano, o una comunità, nell'esperienza di ciò che viene considerato sacro, in modo speciale con la divinità, oppure è quell'insieme di contenuti, riti, rappresentazioni che, nell'insieme, entrano a far parte di un determinato culto.

Va tenuto presente che «il concetto di religione non è definibile astrattamente, cioè al di fuori di una posizione culturale storicamente determinata e di un riferimento a determinate formazioni storiche». Lo studio delle "religioni" è oggetto della "Scienza delle religioni" mentre lo sviluppo storico delle religioni è oggetto della "Storia delle religioni".

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fede

La fede è definibile come l'adesione a un messaggio o un annuncio fondata sull'accettazione di una realtà invisibile, la quale non risulta cioè immediatamente evidente, e viene quindi accolta come vera nonostante l'oscurità che l'avvolge. La fede consiste pertanto nel «ritenere possibile» quel che ancora non si è sperimentato o non si conosce personalmente.

Alcuni simboli religiosi.

Da sinistra a destra, dall'alto verso il basso: 

  • Cristianesimo, ebraismo, induismo, bahai,.
  • Islam, Neopaganesimo, Taoismo, Shintoismo.
  • Buddismo, Sikhismo, Brahmanesimo ,Giainismo.
  • Ayyavazhi, Wicca, Templari , Chiesa Nativa Polacca.

Cristianesimo

Il Cristianesimo è una religione a carattere universalistico, originata dal giudaismo nel I secolo, fondata sulla rivelazione, ovvero sulla venuta e predicazione, contenuta nei Vangeli, di Gesù di Nazareth, inteso come figlio del Dio d'Israele e quindi Dio egli stesso, incarnato, morto e risorto per la salvezza dell'umanità, ovvero il Messia promesso, il Cristo. Classificata da alcuni come "religione abramitica", insieme all'ebraismo (da cui essa nasce) e all'islam, è la religione più diffusa al mondo, con una stima di circa 2,4 miliardi di fedeli, pari al 31,1% della popolazione della terra al 2021.

Ebraismo

L'ebraismo (in ebraico: יהדות‎?) è una religione monoteista abramitica ed etnica, che comprende le tradizioni religiose e culturali e lo stile di vita del popolo ebraico.

L'odierno ebraismo, detto anche ebraismo rabbinico, è l'evoluzione maggioritaria della religione biblica, frutto secondo la tradizione, dell'alleanza (Berit) tra Dio, indicato nella Torah con il nome di Yahweh, e il popolo ebraico. I suoi testi fondamentali sono la Torah, il Tanakh e la tradizione orale supplementare, rappresentata dai testi della Mishnah e del Talmud.

Induismo

L'induismo (o hindūismo); tradizionalmente denominato Sanātanadharma[4], in sanscrito devanāgarī सनातनधर्म, lett. «legge/religione[5] eterna[6]») è una religione, o piuttosto un insieme di credi religiosi, tra le più diffuse al mondo e tra quelle con le origini più antiche; conta nella sola India, all'ultimo censimento per religione effettuato dal governo e datato 2011, 966 257 353 fedeli indù (o hindū[8]), su una popolazione di 1 210 854 977 individui[9]. Con oltre un miliardo e seicento milioni di credenti, nel 2021 l'induismo è al terzo posto nel mondo come numero di credenti dopo il cristianesimo e l'islam.

Bahá'í

La fede Bahá'í[1] (in persiano بهائي‎) è una religione monoteistica internazionale nata in Iran durante la metà del XIX secolo, i cui membri seguono gli insegnamenti di Bahá'u'lláh (1817-1892), profeta e fondatore che viene da loro considerato una Manifestazione di Dio.

Tale credo sottolinea l'unità reale e spirituale di tutta l'umanità. Tre principi fondamentali stabiliscono la base degli insegnamenti bahá'í, l'unità di Dio (un solo Dio che è la fonte di tutta la creazione), l'unità della religione (tutte le grandi religioni hanno la stessa origine spirituale e provengono dallo stesso Dio) e l'unità dell'umanità (tutti gli uomini sono considerati uguali innanzi a Dio e le diversità culturali e di etnia sono stimate doni meritevoli di stima e accettazione). La fede bahá'í spiega il rapporto dell'uomo, nel suo storico e vitale legame con Dio, attraverso il concetto di relatività e progressività della religione, parallelamente a quanto avvenuto e avviene con la scienza, con la quale dev'essere in fertile armonia, conciliando e riconoscendo il contesto prospettico dell'evolvente turbolenta e dinamica storia della civiltà con l'iniziale profilo temporale e geografico del monoteismo, oltre che con le antichissime ere precedenti Abramo e Adamo, concependo il tutto in un correlato ordinamento universale, facente parte di un Piano Divino per consapevolizzare l'uso dei suoi potenziali talenti, e della grandezza inarrivabile della realtà amabile del Creatore, l'umanità.

Il termine più antico "Bahaismo" è ancora talvolta usato come variante, per esempio da alcune enciclopedie[2], anche se oggigiorno è poco comune e la comunità bahá'í utilizza il termine "Fede bahá'í".[3] In italiano la parola "bahá'í" è usata sia come aggettivo per riferirsi alla fede bahá'í sia come sostantivo riferendosi a un seguace di Bahá'u'lláh. La sua derivazione è dal termine arabo Baháʼ (بهاء), che significa "gloria" o "splendore"; essa mira a promuovere la nobiltà potenziale dello spirito umano verso quello stadio che Iddio ha scelto, e che è preconizzato dalle parole dell'Antico Testamento: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza".

Islam

L'islam  è una religione monoteista abramitica universale manifestatasi per la prima volta nella penisola araba, nella cittadina higiazena della Mecca, nel VII secolo, che i fedeli vogliono rivelata a Muhammad (italianizzato in Maometto), considerato dai musulmani l'ultimo profeta portatore di legge, «sigillo dei profeti» (Khātam al-Nabiyyīn), inviato da Allah al mondo per ribadire definitivamente la rivelazione, annunciata per la prima volta ad Adamo, il primo uomo ed il primo profeta.

Con circa 1,8 miliardi di fedeli, ossia il 23% della popolazione mondiale,[4][5] l'islam è la seconda religione del mondo per consistenza numerica (dopo il cristianesimo) e vanta un tasso di crescita particolarmente significativo ed è considerata la religione col tasso di crescita più alto.[6][7][8][9]Il 13% dei musulmani vive in Indonesia, che è anche il paese musulmano più popoloso, il 25% nell'Asia meridionale, il 20% in Vicino Oriente, Maghreb e Medio Oriente e il 15% nell'Africa subsahariana.[10] Minoranze considerevoli si trovano anche in Europa, Cina, Russia e America. Il simbolo della mezzaluna e stella, già simbolo della città da diversi secoli, è stato adottato dagli Ottomani con la presa di Costantinopoli nel 1453.[11]

Il testo sacro dei Musulmani è il Corano specificatamente in lingua araba e considerato l’ultima rivelazione di Dio totalmente preservata dal tempo di Muḥammad. Per i Musulmani, l’Islam è il culmine e completamento della rivelazione divina ai profeti come Adamo, Noé, Abramo e Gesù[12]. In linea con l’Ebraismo ed il Cristianesimo, l’Islam insegna l’idea di un giudizio finale in cui le persone saranno ricompensate con il Paradiso o l’Inferno.

Similmente alla Halakha ebraica, l’Islam prevede un sistema di leggi (la Shariah) per guidare gli aspetti della vita dell’individuo e delle comunità così come della società nel suo intero e che si focalizza su cinque obiettivi principali: protezione della vita, protezione della proprietà, protezione della salute, protezione della religione e protezione della dignità.

I principali siti considerati sacri nella religione islamica sono la Mecca in cui si trova la Kaaba le cui fondamenta sarebbero state create da Abramo secondo l’Islam, la Medina che è la città dove Muḥammad emigrò dopo essere stato costretto a lasciare la Mecca in seguito alle persecuzioni degli idolatri Quraysh, e Gerusalemme.

Il testo primario conosciuto come il ḥadīth di Gabriele (ḥadīth Jibrīl) e tramandato dalla raccolta di hadith autentici incluso quella di Bukhārī definisce l’Islam facendo riferimento ai cinque pilastri:

“Un giorno, mentre eravamo seduti accanto al messaggero di Allah (pace su di lui) ecco apparirci un uomo dagli abiti candidi e dai capelli di un nero intenso; su di lui non traspariva traccia di viaggio, ma nessuno di noi lo conosceva. Si sedette di fronte al profeta (pace su di lui), mise le ginocchia contro le sue e appoggiando le palme delle mani sulle sue cosce gli disse: O Muhammad, dimmi cos’è l’Islam. Il messaggero di Allah (pace su di lui) disse: l’Islam è che tu testimoni che non c’è altro dio che Allah e che Muhammad è il messaggero di Allah; che tu compia la preghiera rituale, versi la zakat, digiuni nel mese di ramadan e faccia il pellegrinaggio alla Casa, se ne hai la possibilità.

Neopaganesimo

Neopaganesimo, neo-paganesimo o paganesimo moderno è un termine categoriale che raggruppa un insieme di religioni, tradizioni e movimenti spirituali eterogenei, i quali s'ispirano alle religioni pagane praticate nell'età antica in Europa e nel Medio Oriente. Alcuni studiosi fanno rientrare tali religioni nel novero dei nuovi movimenti religiosi. Il filosofo italiano Salvatore Natoli ha definito il fenomeno del neopaganesimo come caratterizzato da una ricerca di salvezza scevra dalla fede e un'etica dell' al di qua e del finito. Vari neopaganesimi hanno visto un'ascesa repentina in Europa nei primi decenni del XXI secolo in stretto rapporto con le destre politiche tradizionaliste, nativiste e identitarie.

Taoismo

Il Taoismo o Daoismo, (道教 pinyin: dàojiào, "dottrina del Tao") designa le dottrine a carattere filosofico e mistico, esposte principalmente nelle opere attribuite a Laozi e Zhuāngzǐ (composte tra il IV e III secolo a.C.), sia la religione taoista, istituzionalizzatasi come tale all'incirca nel I secolo d.C., non possiede un insegnamento fondamentale come il confucianesimo o un credo e pratica unitari. È principalmente una religione cosmica, centrata sul posto e la funzione dell'essere umano, di tutte le creature e dei fenomeni in esso.[3] Nel tempo se ne sono sviluppate diverse scuole e interpretazioni. Nonostante la distribuzione ubiquitaria in Cina e la ricchezza di testi, si tratta probabilmente della meno conosciuta tra le maggiori religioni al mondo.

Come ricorda Stephen R. Bokenkamp[5] i cinesi non possedevano un termine per indicare le proprie religioni fino all'arrivo del buddhismo nei primi secoli dopo Cristo (la prima introduzione del buddismo in Cina sarebbe avvenuta nel 64 d.C.), quando opposero al Fójiào (佛教, gli insegnamenti del Buddha), il Dàojiào (道教, gli insegnamenti del Tao). Dall'influenza del taoismo sul Buddhismo Mahāyāna indiano probabilmente si sviluppò il Chan.

Shintoismo

Lo shintō, scintoismo o shintoismo è una religione di natura politeista e animista nativa del Giappone.

Prevede l'adorazione dei "kami", cioè divinità, spiriti naturali o semplicemente presenze spirituali. Alcuni kami sono locali e possono essere considerati come gli spiriti guardiani di un luogo particolare, ma altri possono rappresentare uno specifico oggetto o un evento naturale, come per esempio Amaterasu, la dea del Sole. Il Dio delle religioni monoteiste occidentali in giapponese viene tradotto come kami-sama (神様?). Talvolta anche le persone illustri, gli eroi e gli antenati divengono oggetto di venerazione post mortem e vengono deificati e annoverati tra i kami.

La parola Shinto ha origine nel VI secolo, quando divenne necessario distinguere la religione nativa del Giappone da quella buddista di recente importazione, prima di quell'epoca non pare esserci stato un nome specifico per riferirsi ad esso. Shinto è formato dall'unione dei due kanji: 神 shin che significa "divinità", "spirito" (il carattere può essere anche letto come kami in giapponese ed è a sua volta formato dall'unione di altri due caratteri, 示 "altare" e 申 "parlare, riferire"; letteralmente ciò che parla, si manifesta dall'altare. 申 ne determina anche la lettura) e 道 tō in cinese Tao ("via", "sentiero" e per estensione; in senso filosofico rende il significato di pratica o disciplina come in Judo o Karatedo o ancora Aikidō). Quindi, Shinto significa letteralmente "via del divino". In alternativa a Shinto, l'espressione puramente giapponese — con il medesimo significato — per indicare lo Shintoismo è Kami no michi.[4] Il termine "shintō" viene adoperato anche per indicare il corpo del nume, ovvero la reliquia presso cui il kami partecipa materialmente (per esempio una spada sacra).

Buddismo

Il buddhismo (in sanscrito: buddha-śasana), o più comunemente buddismo è una delle religioni più antiche e diffuse al mondo. Originato dagli insegnamenti dell'asceta itinerante indiano Siddhārtha Gautama (VI, V sec. a.C.), comunemente si riassume nelle dottrine fondate sulle quattro nobili verità (sanscrito: Catvāri-ārya-satyāni). Nel mondo ha tra i 350 e i 550 milioni di fedeli.

Con il termine Buddhismo si indica quell'insieme di tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche spirituali, individuali e devozionali, nate dalle differenti interpretazioni di queste dottrine, che si sono evolute in modo anche molto eterogeneo e diversificato.

Sorto nel VI-V secolo a.C. come disciplina spirituale assunse nei secoli successivi i caratteri di dottrina filosofica e, secondo alcuni autori, di religione "ateistica"[8], intendendo con quest'ultimo termine non la negazione dell'esistenza degli dei (deva), quanto piuttosto il fatto che la devozione ad essi, fatto comunque considerato positivo, non condurrebbe alla liberazione ultima. Altri considerano i libri sacri buddhisti (Canone pāli, Canone cinese e Canone tibetano) testi che non divinizzano Siddhārtha Gautama Buddha sakyamuni, ma Adi-Buddha o Buddha eterno[9], concetti buddhisti equivalenti a Dio; tuttavia non è una concezione affine a quella della divinità in senso occidentale, quanto, nel buddhismo Mahāyāna, il principio della buddhità, raffigurato a volte nelle figure dei Buddha come Vairocana o Amitabha, manifestatosi storicamente come Gautama. Il Mahāyāna venera anche i bodhisattva, esseri vicini all'illuminazione.

A partire dall'India il buddhismo si diffuse nei secoli successivi soprattutto nel Sud-est asiatico e in Estremo Oriente, giungendo, a partire dal XIX secolo, anche in Occidente

Sikismo

Il sikhismo è una religione monoteista nata nella città di Anandpur Sahib, nell'India del XV secolo, basata sull'insegnamento di dieci guru che vissero in India tra il XV e il XVIII secolo.

Una delle più giovani tra le religioni maggiori, è la quinta religione organizzata più grande del mondo, comprendente circa 25 milioni di Sikh all'inizio del XXI secolo.[1] Il sikhismo si è sviluppato dagli insegnamenti spirituali di guru Nanak, il primo guru (1469–1539), e dei nove Guru Sikh che gli succedettero. Il decimo guru, Gobind Singh (1676-1708), nominò suo successore la scrittura Guru Granth Sahib, portando a termine la linea dei Guru umani e stabilendo le Scritture come guida spirituale eterna e religiosa.

Guru Nanak Dev ji ha insegnato che vivere una "vita attiva, creativa e pratica" di "veridicità, fedeltà, autocontrollo e purezza" è al di sopra della verità metafisica e che l'uomo ideale "stabilisce l'unione con Dio, conosce la Sua volontà ed esegue quella volontà". Guru Hargobind, il sesto guru sikh (1606-1644), stabilì il concetto della mutua coesistenza dei regni miri (politico/temporale) e piri (spirituale). La scrittura sikh si apre con il Mul Mantar (ਮੂਲ ਮੰਤਰ), preghiera fondamentale su ik onkar (ੴ, "un dio").

Le credenze fondamentali del sikhismo, articolate nel Guru Granth Sahib, includono la fede e la meditazione sul nome dell'unico creatore; unità e uguaglianza divina di tutta l'umanità; impegnarsi in seva ("servizio disinteressato"); lottare per la giustizia, per il bene e la prosperità di tutti; e una condotta e un sostentamento onesti mentre si vive la vita di un capofamiglia. Seguendo questi precetti, il sikhismo rifiuta le affermazioni secondo cui ogni particolare tradizione religiosa ha il monopolio della verità assoluta.

Il sikhismo enfatizza il simran (ਸਿਮਰਨ, meditazione e ricordo delle parole di Dio), che può essere espresso musicalmente attraverso il kirtan, o internamente attraverso naam japna ("meditazione sul suo nome") come mezzo per sentire la presenza di Dio. Insegna ai seguaci a trasformare i "cinque ladri" (cioè lussuria, rabbia, avidità, attaccamento ed ego).

bramanesimo

Con il termine Bramanesimo, gli storici e gli orientalisti intendono la dottrina dell'India generatasi intorno all'ultima letteratura vedica, quella inerente ai Brāhmaṇa e alle Upaniṣad. Esso rappresenta lo sviluppo del Vedismo e si avvia intorno al IX secolo a.C., terminando nei primi secoli della nostra Era con l'ingresso dell'Induismo.

Il passaggio dal Vedismo al Bramanesimo corrisponde alla progressiva sostituzione delle figure sacerdotali coinvolte nei riti sacrificali. Se nel primo Veda, il Ṛgveda, l'officiante delle libagioni è l'hotṛ, accompagnato da altre figure sacerdotali minori, con il passare dei secoli e con l'elaborazione dottrinale all'interno degli stessi Veda, sopraggiunge la figura dell'udgātṛ il cantore degli inni del Sāmaveda, sostituito poi anch'esso come figura sacerdotale primaria dallo adhvaryu, il mormorante dei mantra relativi allo Yajurveda e, infine con il Bramanesimo, dal bramino, l'ultimo dei sacerdoti che sovrintendeva alla correttezza del rito riparando a qualsiasi errore, e detentore dell'ultimo Veda, l'Atharvaveda.

giainismo

Il giainismo (anche jainismo) (Sanscrito, जैन,) è la religione dei seguaci di Jina (in sanscrito "il Vittorioso"), epiteto di Vardhamāna ("colui che accresce"), noto anche con i nomi di Nāyāputta ("figlio dei Nāya"), dal nome del clan cui apparteneva, Jñāta ("asceta"), Muni ("saggio"), Bhagavān ("venerabile"), Araha ("onorevole"), Veyavī ("conoscitore del Veda") e con i celebri epiteti di Mahāvīra ("grande eroe") e di Tīrthaṃkara ("creatore di guado"), che visse nel VI secolo a.C. nella regione indiana del Bihar.

Si tratta di un gruppo eterodosso rispetto alla religiosità brahmanica e vedica e che mira a ottenere la liberazione dal ciclo delle esistenze e l’eliminazione del karma attraverso una serie di pratiche di austerità. Fa riferimento a una serie di testi (definiti in un Canone) che riportano l’insegnamento del fondatore, ma i giainisti ritengono che Vardhamāna sia solo il ventiquattresimo dei maestri definiti appunto come Tīrthaṃkara che hanno insegnato la via della liberazione dal ciclo delle esistenze. Si tratta di una dottrina che trasmette pratiche salvifiche e ha aspetti che la discostano dalla dimensione religiosa così come essa è intesa in Occidente (per esempio le figure divine che nel giainismo sono presenti ma hanno ruolo molto diverso rispetto a forme teistiche). In sostanza il giainismo indica come uscire dal saṃsāra (ciclo delle vite continue) e come liberarsi dal karman, elementi che determinano il continuo trasmigrare di vita in vita e quindi una condizione di sofferenza.

È possibile che l'insegnamento catalizzato e proposto da Vardhamāna poggi su precedenti nuclei, trasmessi da figure di cui sono noti alcuni nomi, come Pārśva, il ventritreesimo Tīrthaṃkara, cui possiamo probabilmente dare contorni storici, o che rimandano a dimensioni mitiche, come il primo Tīrthaṃkara, Ṛṣabha, la cui identità si perde nella leggenda e in cui alcuni studiosi hanno voluto vedere una connessione con le civiltà pre-arie (quella della civiltà della valle dell'Indo), vista l’importanza delle figure taurine e bovine nella civiltà vallinda (testimoniata dalle rappresentazioni dei famosi sigilli vallindi) e il significato del termine Ṛṣabha, che è appunto quello di "toro". L’originalità del pensiero giainista, il suo accostamento a tradizioni come quelli dei Cārvāka e degli Ājīvika, il mantenimento di un suo chiaro profilo attraverso i secoli e la sua antichità indubbia rendono questa tradizione una delle più preziose testimonianze del pensiero nel subcontinente indiano

Ayyavazhi

L'Ayyavazhi, chiamato anche Ayyavalismo o Ayyavaḻi, è un credo definibile come monista occasionalmente incluso tra le correnti dell'Induismo, sebbene venga considerata una religione separata da quest'ultima dai seguaci stessi, da diversi studiosi[4][5][6] e in diverse fonti governative.

L'Ayyavalismo è incentrato sulla figura di Ayya Vaikundar[9], sulla sua vita e sui suoi insegnamenti contenuti nelle scritture ayyavali, ovvero l'Akilam e l'Arulnul. Oggi la religione ayyavali è maggiormente diffusa nel sud dell'India, dove nacque, in particolare in alcuni distretti del Tamil Nadu come Kanyakumari, Tirunelveli e Thoothukudi.

Per la presenza — nella dottrina ayyavali — del concetto del Dharma, è classificato tra le religioni dharmiche. Sebbene l'Ayyavazhi condivida molti concetti — in particolare mitologici e pratici — con l'Induismo, si differenzia da questo sotto parecchi e basilari aspetti, specialmente il concetto del contrasto tra bene e male, oltre che la visione della vita dopo la morte che alcuni associano alle idee abramitiche sul paradiso,[10] a cui si aggiunge la esplicita condanna al sistema delle caste.

wicca

La wicca, che più raramente viene anche definita come "antica religione", è un nuovo movimento religioso[5] afferente ai fenomeni cosiddetti di "neopaganesimo".

È considerata una religione o un percorso spirituale di tipo misterico, che venera principalmente il divino immanente, creduto presente nel mondo sotto infinite forme, spesso riassunte in un principio divino femminile, la Dea, e in uno maschile, il Dio, emanazioni dell'Uno, simmetrici ma complementari. Il loro incessante interscambio sta alla base del continuo divenire del mondo. La wicca celebra, pertanto, i cicli della natura.

La wicca fu resa pubblica per la prima volta nel 1954 negli scritti di Gerald Gardner,[6] un ex funzionario pubblico britannico, esperto di esoterismo, che affermava di essere stato iniziato nella New Forest Coven, una congrega appartenente a un'antica tradizione misterica (definita come "l'antica religione"), che aveva perpetuato i culti esoterici medievali, perseguitati come stregoneria dalle autorità politiche e religiose, culti che a loro volta erano imperniati sulle religioni pagane dell'Europa antica.

templari

Nell'immaginario popolare la figura dei templari rimane controversa a causa delle tante leggende nate tra il XVIII e il XIX secolo che parlano di strani riti e di un legame con la massoneria (nata circa 400 anni dopo la sospensione dell'ordine). In realtà queste leggende sono frutto dell'immaginario collettivo dei movimenti culturali dell'illuminismo, del romanticismo e della massoneria, che hanno dipinto l'ordine dei templari in maniera così fosca senza aver condotto degli accurati studi storici e per attaccare la Chiesa cattolica. In epoca recente tutti questi falsi miti sono stati sconfessati dagli atti del processo che sono stati studiati a fondo e hanno rivelato che in realtà le accuse erano montate ad hoc sulla base di confessioni estorte con la tortura dall'inquisizione francese che a sua volta era stata manipolata da Guglielmo di Nogaret, guardasigilli di Filippo il Bello, per permettere al re di impossessarsi degli ingenti averi appartenenti all'ordine del Tempio e per sanare l'enorme debito contratto dal re di Francia nei confronti dell'ordine stesso. Infatti la legge canonica del tempo prevedeva che chi veniva accusato di eresia perdesse tutti i crediti contratti e tutti i propri averi.L'ordine templare si dedicò nel corso del tempo anche ad attività agricole, creando un grande sistema produttivo, e ad attività finanziarie, gestendo i beni dei pellegrini e arrivando a costituire il più avanzato e capillare sistema bancario dell'epoca. Cresciuto nei secoli in potere e ricchezza, l'ordine si inimicò il re di Francia Filippo il Bello e andò incontro, attraverso un drammatico processo iniziato nel 1307, alla dissoluzione definitiva nel 1312, a seguito della bolla Vox in excelso di papa Clemente V che sospese l'ordine in via amministrativa

Chiesa nativa polacca

La Chiesa nativa polacca (Rodzimy Kosciół Polski, sigla RKP) è un'organizzazione neopagana polacca.

L'associazione fu fondata nel 1995 da Lech Emfazy Stefanski, attuale direttore e guida spirituale del gruppo. Emfazy Stefanski in precedenza è stato il presidente della Società Psicotronica Polacca ed è autore del libro Wyrocznia słowiańska. Magiczny krąg Świętowita ("L'oracolo slavo. Circolo magico di Svantevit", 1993).

La religione della Chiesa nativa polacca reinterpreta l'antico politeismo slavo in senso enoteistico, in quanto le varie divinità del pantheon slavo (che vengono comunque adorate dai membri del RKP) vengono identificate con aspetti o manifestazioni di un unico dio supremo che viene a sua volta identificato con il dio Svetovit.

Secondo l'RKP, inoltre, questo dio supremo è lo stesso che viene adorato nelle altre religioni, per cui l'appartenenza al RKP non esclude l'appartenenza ad altre religioni.

Lo RKP ha sede a Varsavia e conta qualche centinaio di aderenti, che non devono pagare alcuna quota di iscrizione. L'associazione è iscritta al registro delle organizzazioni religiose del Ministero dell'interno.